L'oro luccica all’ombra dei dazi: superata la soglia di 3.000 dollari

L'oro luccica all’ombra dei dazi: superata la soglia di 3.000 dollari
Dopo un lieve ribasso registrato nelle ultime settimane l’oro è tornato a spiccare il volo, superando per la prima volta la soglia psicologica dei 3.000 dollari per oncia. Da inizio anno, il bene rifugio per eccellenza ha guadagnato il 15%, e negli ultimi cinque anni il prezzo è più che raddoppiato.
Interessante comprendere quale vento gonfi le ali del metallo prezioso, spingendolo verso nuovi picchi. Soprattutto, è lecito chiedersi cosa accadrà adesso. La corsa dell’oro è destinata a rallentare, oppure è inarrestabile come sembra?
Dazi e tensioni geopolitiche tra le ragioni del rialzo
L’attacco lanciato il 17 marzo da Israele ai danni di Gaza ha posto definitivamente fine alla tregua in Medio Oriente. I mercati hanno reagito con sgomento alla notizia, con l’immediata reazione di rialzo del metallo giallo che ha toccato i 3.017,64 dollari per oncia.
A contribuire al rialzo del metallo giallo c’è un dollaro in affanno, scambiato ai minimi di cinque mesi rispetto a diverse altre valute. La ragione è il timore di una recessione USA da parte dei traders, che guardano con preoccupazione alle possibili guerre commerciali che l’amministrazione Trump minaccia di scatenare.
Le tensioni in Medio Oriente e l’escalation del conflitto commerciale tra Stati Uniti e Cina spingono gli investitori verso beni sicuri, alimentando la domanda di oro fisico e contribuendo all’aumento del prezzo.
Prospettive per il futuro
Per stabilire l’andamento del mercato dell’oro, saranno fondamentali le decisioni che tre banche centrali sono chiamate a prendere nel corso di questa settimana.
Sotto i riflettori la Banca del Giappone, che con la recente crescita dei salari e l’inflazione ancora ostinata potrebbe stabilire una politica monetaria più restrittiva.
Non ci si aspettano sorprese dalla Federal Reserve, che dovrebbe mantenere inalterati i tassi d’interesse. Tuttavia, se Jerome Powell dovesse aprire a un taglio dei tassi anticipato, il prezzo dell’oro sarebbe ulteriormente spinto verso l’alto.
Sull’altra sponda dell’Atlantico, la Banca d’inghilterra manterrà probabilmente i tassi fermi al 4,5%, nonostante l’inflazione persistente. Esaminando il grafico sottostante, appare subito chiaro un quadro rialzista per i prezzi dell’oro. La zona di supporto del prezzo si assesta adesso tra i 2.929 e i 2.956 dollari per oncia: quella che una volta era un’area di resistenza.
Nonostante il mercato rimanga sostanzialmente orientato al rialzo, se l’oro dovesse scendere al di sotto dei 2.880 dollari potrebbe aprirsi la strada a una correzione del prezzo più profonda.
Viceversa, nel caso in cui dovessimo assistere a una rottura decisiva della soglia dei 3.000 dollari, i prossimi obiettivi indicati da Fibonacci sono fissati a 3.032 dollari, che segnerebbero un’estensione del 161,8% del mini-ribasso di ottobre; seguiti da 3043 dollari, corrispondenti al +200% sull’ultimo ribasso significativo registrato tra ottobre e novembre.
In conclusione, la pressione crescente sui mercati e gli sconvolgimenti geopolitici continuano a fornire una solida base di sostegno al prezzo del metallo giallo.
Il superamento della soglia dei 3.000 dollari rappresenta un traguardo storico per il metallo prezioso, ma solo i prossimi giorni ci sapranno dire se l’oro perderà terreno o se, al contrario, consoliderà questo nuovo picco.
Per il momento non resta che aspettare.
Fonti:
- L'oro raggiunge il massimo storico oltre i 3.000 $ tra le crescenti tensioni geopolitiche; Thames Water riceve sei offerte di acquisizione – business live
- Cosa riserva il futuro all'oro dopo aver superato la barriera dei 3.000 dollari?